Cina, diritti animali nella scuola? I nostri dubbi e la situazione italiana

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Circola da qualche giorno la notizia che la Cina avrebbe introdotto l’educazione ai diritti degli animali nelle scuole. Si tratta di una notizia che arriva al momento solo da fonti indirette, mancando ogni riferimento reperibile ad annunci del Governo o del Ministero cinese competente. Secondo quanto diffuso sul web sembra che ci sia stata una sorta di “raccomandazione agli insegnanti” nelle linee guida e un non meglio definito “modulo opzionale” per accrescere la tutela degli animali.

È chiaro che di per sé la notizia deve essere presa con la dovuta cautela, specialmente considerando quanto in senso contrario abbia fatto e faccia la Cina: basti pensare alle fattorie della bile, dove si stima che 10mila orsi siano tenuti prigionieri in gabbie strettissime solo per estrarne appunto la bile; o alla macellazione dei cani e alle mattanze in strada per ridurre il randagismo.

Ci pare opportuno, dunque, rimanere prudenti, onde evitare di cadere in ottimismi poco realistici. Piuttosto è in Italia che ancora si attende, concretamente, un provvedimento del genere, previsto anche da un Ordine del Giorno ormai dimenticato che impegnava all’inserimento “delle materie relative alla tutela ambientale e alla protezione e ai diritti degli animali nei piani di studio a partire dalle scuole elementari, ma poi anche in tutte le scuole di ogni ordine e grado” (Atto del Senato Ordine del Giorno 9/1150/35 presentato da STEFANIA GIANNINI giovedì 7 novembre 2013, seduta n. 137 in sede di esame del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104).

Ci auguriamo che l’Italia faccia davvero questo passo avanti e forti del nostro protocollo di intesa con il Ministero dell’Istruzione spingeremo anche sul prossimo Governo affinché questo risultato sia raggiunto.