L’intervista. Pinocchio a teatro per animali e ambiente.

Daniela Poggi nei panni della Fata Turchina - foto di Maria Letizia Avato

La Bottega Poggi propone alle scuole il suo nuovo spettacolo che riprende con occhi nuovi un classico della letteratura per ragazzi.

“C’era una volta un pezzo di legno… Viaggio d’amore e fiaba nel mondo di Collodi e del suo Pinocchio” è la pièce che Daniela Poggi e Marco Belocchi offrono come omaggio alla figura di carlo Collodi e del suo intramontabile burattino, a centoquarant’anni dalla pubblicazione de Le Avventure di Pinocchio.

Lo spettacolo ha il patrocinio di LAV e per far comprendere questa singolare coincidenza abbiamo intervistato proprio Daniela Poggi, attrice di cinema, teatro e televisione, ma anche musicista e ambasciatrice UNICEF, da sempre sostenitrice della tutela di animali e ambiente.

Daniela, avete scelto di portare in scena Pinocchio. Cosa ha di speciale la vostra versione rispetto a quelle di tanti altri, sia al cinema che in teatro?

Noi partiamo dall’autore, Carlo Lorenzini, il quale ha saputo riconoscere l’essere animale come essere senziente, la natura, che è vita, capace anch’essa di soffrire, il tronco che piange, quindi di interagire con il mondo umano attraverso delicate metafore. Tra le righe del racconto di Pinocchio, troviamo tutta la nostra contemporaneità, nel bene e nel male. Il nostro Pinocchio, è Ambasciatore in difesa della Natura, un burattino/bambino in cui ognuno può ritrovarsi, diventando consapevoli che gli animali, gli alberi, tutta la natura, sono parte integrante della nostra vita. Noi siamo tutt’uno, senza di loro non esisteremmo e viceversa.

Un Pinocchio e un Collodi che prendono una forma nuova, quindi, o che ritrovano forse qualcosa che avevano sempre avuto in sé?

Una forma nuova di rappresentazione, ma tutto ciò che raccontiamo era già tra le righe del libro e nel cuore di Lorenzini.

Pinocchio è un classico per ragazzi che con il suo esempio ha educato intere generazioni, ispirando anche produzioni di grandissimo budget. Ma ciò che si trova nella vostra versione ci sembra un linguaggio intimo, un dialogo profondo con noi stessi e con la nostra anima, come suggerisce il filo conduttore dell’intervista impossibile a Carlo Collodi…

Esatto, noi abbiamo cercato di entrare nel pensiero di Lorenzini/Collodi attraverso tutte le biografie, documentari, ritagli di giornali, per giungere alla sua verità: la vita ha due strade, il bene e il male, la luce e il buio. A te scegliere da quale parte andare, attraverso la consapevolezza, l’ascolto, la formazione, e il saper riconoscere una propria indole. L’autore si racconta ed esprime sinceramente il suo pensiero sulla società di allora, il lavoro, i luoghi, le malefatte, riconoscendo agli animali una capacità ancor più profonda per entrare nel cuore degli umani.

Raccontaci la scena che più ti coinvolge. Cosa provi quando la reciti?

Quando Mangiafuoco si intenerisce per l’amicizia e rispetto che Pinocchio nutre verso Arlecchino, suo unico amico. In questa scena sono io ad interpretare Pinocchio, in lui rivedo il mio senso di giustizia, di onestà nel riconoscere l’altro come parte di me. Valori che mi sono stati inculcati dalla mia famiglia e spesso ritrovo nei bambini. In questo è straordinario Lorenzini/Collodi, sa essere padre pur non avendo avuto figli.

Tu e Marco Belocchi siete una coppia perfetta sulla scena. Da dove traete l’entusiasmo che riuscite a trasmettere?

Io ho proposto a Marco di lavorare su questo progetto di “un pezzo di legno che piange” e lui ha sposato in pieno il suo significato. Siamo tornati noi stessi un po' bambini e la gioia di sapere che in molti potrebbero giungere a Pinocchio con il nostro stesso sguardo, ci ha entusiasmati.

E i bambini e le bambine? Perché il vostro Pinocchio può essere utile alla loro crescita come cittadini e cittadine?

I piccoli di oggi saranno i grandi di domani. Ma non basta l’età anagrafica se non c’è crescita interiore nella consapevolezza che noi siamo l’uno il frutto dell’altro: io esisto in quanto tu esisti. L’individuo poco può fare da solo, è nella collettività che possiamo raggiungere grandi obiettivi. E in questa collettività non vivono solo esseri umani ma ci sono quelli animali, quelli vegetali…c’è un universo, il Creato, da amare, riconoscere, difendere, rispettare. Il nostro Pinocchio vorrebbe lasciare un seme nel cuore dei nostri piccoli spettatori riconoscendo gli esseri più deboli, innocenti come vite da amare.

Per concludere, una domanda impossibile… Cosa ti direbbe Collodi se vedesse il vostro spettacolo?

Voglio azzardare…direbbe: Grazie!

Lo spettacolo è fruibile per le scuole in tutta Italia, previo accordo con la Bottega Poggi. Per vedere un trailer si può cliccare qui. Per ulteriori informazioni potete scrivere a g.bottinelli@lav.it.

(Le foto di questa pagina sono di Maria Letizia Avato)