Nella scuola italiana fare esperimenti su animali, anche morti, o parti di essi è vietato dalla legge. Il Ministero dell'Istruzione lo ha specificato già più di dieci anni fa con la Nota 2291/34 del 29 aprile 2008 che sottolinea come il ricorso ad animali o a parti di essi vada evitato quando ci sia disponibilità di metodologie didattiche alternative che la stessa nota definisce "vasta e variegata" e pedagogicamente più valida.

Al tempo si faceva riferimento al Decreto Legislativo 116/92 con il quale la normativa stabiliva questa linea, ma ad oggi il divieto è stato persino rafforzato dal Decreto Legislativo 26/2014 che specifica come "non possono essere autorizzate le procedure nel corso delle esercitazioni didattiche svolte nelle scuole primarie, secondarie e nei corsi universitari, ad eccezione della formazione universitaria in medicina veterinaria nonché dell'alta formazione universitaria dei medici e dei medici veterinari" (art.5).

Entrambi i decreti sono stati emanati in applicazione delle direttive europee in materia di vivisezione.

La Direttiva oggi valida è la 2010/63/UE che fornisce le indicazioni in materia di sperimentazione animale per i Paesi membri dell'Unione.

A questo genere di 'stop' normativi si possono aggiungere anche una serie di considerazioni di carattere sanitario, dato che spesso le cosiddette sperimentazioni sono fatte in luoghi e con strumenti inidonei a garantire la sicurezza dei partecipanti, e di carattere pedagogico, in quanto assistere a spettacoli di dissezione può essere motivo di turbamento per gli alunni più sensibili.

LAV ribadisce dunque il divieto mettendosi a disposizione di insegnanti e genitori nel caso volessero segnalare scuole che organizzano attività del genere.

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