Proprio sul tema giovani e violenza la settimana prossima LAV presenterà una ricerca che coinvolge 1300 preadolescenti in 16 regioni italiane.
Importante favorire nei bambini empatia, rispetto e cura verso gli esseri viventi
La scelta di consentire l’accesso ai minori – fino a rendere gratuito l’ingresso per i più piccoli, – alla fiera EOS (European Outdoor Show), presentata come fiera di caccia, tiro sportivo, outdoor, turismo venatorio-gastronomico, che si è tenuta a Parma recentemente, non è neutra dal punto di vista educativo, poiché avvicina i bambini a un contesto culturale che rischia di normalizzare e persino valorizzare l’uso delle armi, inclusa la loro applicazione nella caccia.
La psicologia dello sviluppo sottolinea quanto sia importante, nei primi anni di vita, favorire nei bambini empatia, rispetto e cura verso gli esseri viventi.
Tuttavia, presentare in modo implicito o esplicito la caccia come attività accettabile – o addirittura affascinante – può contribuire a costruire una rappresentazione in cui l’uccisione di animali viene percepita come normale, divertente o socialmente approvata.
È noto che i bambini tendono a interiorizzare ciò che vedono legittimato dagli adulti.
Se un ambiente pubblico presenta la caccia come una pratica normale, regolata e socialmente accettata, è probabile che i più giovani ne deducano che si tratti di un’attività positiva o comunque desiderabile.
La letteratura scientifica evidenzia che la desensibilizzazione alla violenza non riguarda solo le persone, ma può estendersi anche al modo in cui si percepisce la sofferenza animale. Diversi studi mostrano che l’esposizione ripetuta a contesti in cui la violenza è banalizzata o normalizzata può ridurre la risposta empatica e facilitare atteggiamenti di distacco o indifferenza. In questo senso, una fiera delle armi che includa la dimensione venatoria rischia di trasmettere un messaggio implicito: che la vita animale sia subordinata al divertimento o all’interesse umano.
Ovviamente non stiamo sostenendo che vi sia un rapporto automatico tra esposizione e comportamento futuro. Tuttavia, la costruzione dei valori nei bambini passa anche attraverso esperienze simboliche e culturali. Normalizzare precocemente strumenti e pratiche legate alla soppressione della vita animale può contribuire a formare una visione in cui la violenza verso gli animali è minimizzata o giustificata o, peggio ancora, resa affascinante.
Nel 2022 la nostra Costituzione è stata modificata con l’inserimento esplicito all’art. 9 di un comma che impegna la Repubblica a tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Inoltre, recita esplicitamente: “La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. In un momento storico in cui cresce l’attenzione verso la tutela degli animali e l’educazione al rispetto dell’ambiente, appare quantomeno contraddittorio proporre ai più piccoli contesti che rischiano di trasmettere il messaggio opposto: che uccidere animali per svago o tradizione sia qualcosa di ordinario, se non addirittura positivo.
In definitiva, il problema non è la semplice esposizione a oggetti o attività, ma il quadro culturale che li accompagna.
Consentire ai minori di frequentare ambienti in cui le armi e la caccia sono presentate come modello significa rinunciare a un’occasione educativa fondamentale: quella di sviluppare nei giovani una relazione più consapevole, empatica e responsabile nei confronti della vita, umana e non umana.
Proprio sul tema giovani e violenza la settimana prossima presenteremo come LAV una ricerca che coinvolge 1300 preadolescenti in 16 regioni italiane.
Ciro Troiano
Criminologo, resp. Osservatorio Zoomafia LAV

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