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Dalla ricerca “Non si torturano le farfalle” condotta da LAV emerge che il 41,92% ha assistito al maltrattamento di almeno un animale e l’8,07% lo ha commesso volontariamente.

Preadolescenti e maltrattamento di animali: questo è il tema della ricerca “Non si torturano le farfalle” che ha coinvolto 1300 studenti delle scuole medie, tra gli 11 e i 14 anni.

L’indagine è stata svolta nell’anno scolastico 2024/25 nelle scuole secondarie di primo grado, in 26 città italiane delle seguenti 16 regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Sardegna, Sicilia e Veneto.

La ricerca realizzata da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia LAV è composta da varie domande con l’obiettivo di comprendere il rapporto che i giovani creano con gli animali fin da piccoli.

Solo il 6% dei partecipanti ha dichiarato di avere paura degli animali, quindi, il maltrattamento non è una diretta conseguenza della paura, ma quest’ultima incide sulla genesi degli atti violenti.

Entrando nel merito dei maltrattamenti quasi il 42% del campione sottoposto al questionario ha risposto di aver assistito personalmente al maltrattamento di un animale in modalità e forme diverse

  • il 24,03% ha dichiarato di aver visto “atti non cruenti” a danno di animali, come sberle e percosse “educative”, strattoni ai cani, distruzione di nidi senza uccelli
  • il 16,69% ha assistito ad “atti potenzialmente cruenti”, come il lancio di pietre contro animali a sangue caldo, abbandoni, detenzioni in condizioni di cattività estrema, cani a catena corta o animali ammassati in gabbie
  • il 12,11% ha assistito ad “atti cruenti”, ovvero uccisione di rane, rospi, lucertole (a volte con taglio della coda), sevizie ai pesciolini rossi
  • il 14,12% ha visto “atti particolarmente cruenti”, come l’uccisione o la tortura di un vertebrato a sangue caldo, l’uccisione a scopo alimentare e altri atti di maltrattamento violento.

Tra i commenti rilasciati dai partecipanti si possono leggere reazioni, sentimenti e osservazioni che ognuno di loro attraversa rapportandosi con gli animali: “Ho visto uccidere il maiale per la carne, ho visto picchiare cani e uccidere galline e poi scannare la pecora” (ragazzo di undici anni); mentre un tredicenne afferma: “Giù al mio rione ci stanno ragazzi che fanno combattere i pit bull con altri cani”. E ancora “E niente, ho schiacciato qualcosina, rane, insetti, lucertole ecc. non so spiegare, mi piace la sensazione che fa” (ragazza di tredici anni) e “Ho dato un calcio ad un cane scocciante e fastidioso e ho fatto bene e tutti dovrebbero farlo, un bel calcio in faccia a un canaccio” conclude un tredicenne.

Quasi il 30% delle violenze assistite sono state commesse da familiari. L’ambito familiare, quindi, per questi ragazzi ha rappresentato la cornice dei maltrattamenti di animali visti e questo può influire negativamente sul loro sviluppo e generare l’abitudine alla violenza come qualcosa di normale. Ciro Troianocriminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia LAV

Il 69,38% del campione dichiara di non aver mai maltrattato un animale, mentre l’8,07% ha dichiarato di aver maltrattato volontariamente un animale, di cui il Troiano -schi e il 4% femmine e l’11,39% ha ammesso di farlo spesso. Un dato interessante è che il 68,57 % di coloro cha hanno ammesso di maltrattare animali ha anche assistito a maltrattamenti di animali da parte di altre persone. 

Le forme di maltrattamento agite sono varie e a danno di diverse specie: uccidere insetti, tagliare la coda alle lucertole, picchiare cani e gatti, ma anche catturare uccelli e varie violenze organizzate e sistematiche. Il maltrattamento degli animali da parte dei bambini è un fenomeno complesso, che nasce dall’intreccio di fattori personali, cognitivi ed emotivi, oltre che da meccanismi di apprendimento sociale, come l’imitazione. Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia LAV

Il principale motivo che dà origine ad atti di maltrattamento nei riguardi degli animali da parte di bambini e preadolescenti che emerge dall’indagine è il divertimento (39,04%, al secondo posto troviamo l’imitazione (15,23%).

“Per vedere come soffre l’animale” è la risposta del 17,72%, poi risulta esserci la noia (8,57%) ed infine l’emulazione di quanto appreso su internet e social (7,61%).

Un aspetto interessante della ricerca è la risposta emotiva collegata al maltrattamento. 

Cosa si prova infatti dopo aver maltrattato un animale? Il 29,52% ha risposto di essersi sentito in colpa e il 19,04% di essere triste. A seguire il 17,14% ha dichiarato di essersi divertito e il 15,23% di aver provato una “sensazione piacevole”. Il 10,47% a volte prova dispiacere ma non sempre, mentre il 4,76% ha risposto che prova serenità in merito a queste azioni e infine il 3,80% non prova rimorso.

I risultati dello studio evidenziano un rapporto complesso e articolato tra i preadolescenti e il mondo animale. Particolarmente rilevante è il ruolo del maltrattamento di animali assistito, soprattutto quando gli atti di violenza sono perpetrati da familiari.  Uno degli approcci raccomandati per prevenire l’abuso e la crudeltà sugli animali nei bambini è l’educazione. Insegnare ai bambini a essere più sensibili, compassionevoli e, soprattutto, rispettosi verso gli esseri viventi può contribuire a ridurre ogni tipo di violenza. I risultati sottolineano l’importanza di promuovere interventi educativi e preventivi mirati, volti a rafforzare l’empatia, il rispetto per gli animali e la consapevolezza delle conseguenze della violenza. Ciro Troianocriminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia LAV

 

Clicca per scaricare la ricerca:

NON SI TORTURANO LE FARFALLE

 

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